A giugno 2022 presi una decisione che mi avrebbe cambiato per sempre la vita: avrei mollato tutto e mi sarei trasferito a Bologna.

Un all-in sotto ogni aspetto della vita, lavoro, casa, amici e vita sentimentale che come altre volte in passato fu improvviso e inaspettato, dettato dalla necessità di esplorare il mondo e di effettuare l’ennesimo reset parziale della mia vita.

Nuovi inizi

I portici di San Luca la notte
I portici di San Luca la notte

Decisi di trasferirmi a Bologna per amore verso una persona, ci rimasi per amore verso questa cittĂ  che tanto in questi anni mi ha dato e tanto ancora oggi continua a darmi.

Imparai da subito a perdermi tra i suoi portici tanto che ben presto iniziai a vederli come testimoni e osservatori silenziosi delle vite altrue, della mia e di tutti coloro che almeno una volta li hanno percorsi, da soli tra i propri pensieri o in compagnia di un amore che magari c’era e oggi non esiste più.

Riscoprire se stessi

In Piazza Maggiore rinacque la mia passione per il cinema con il cinema estivo sotto le stelle, nei suoi mercatini scoprii la mia passione per il collezionismo dei vinili e nei suoi locali l’interesse per la musica elettronica.

Bologna in un qualche modo riuscì a farmi sbocciare e ridare luce ad una vita che per tempo era rimasta ferma alle dinamiche performative della provincia italiana, luoghi dove qualsiasi mossa è rigorosamente pesata, soggetta a giudizio altrui e le aspettative di seguire il copione scritto da altri è sempre una costante per chi queste dinamiche le ha vissute crescendo in questi contesti.

Piazza Maggiore d'inverno con la nebbia
Un pezzo di cuore qui

A Bologna no, questo non succedeva.

Iniziai a vestirmi diversamente, a frequentare ambienti nuovi, a viaggiare di più, a mettere in dubbio ogni mia convinzione e ad aprirmi a quello che la città aveva da offrirmi. Che fosse un evento di musica elettronica in un edificio abbandonato in Stalingrado, un mercatino autogestito in San Vitale o una serata evento di cinema cantonese al Modernissimo io c’ero e ben presto questo diventò il mio mantra.

Una cittĂ  ferita

Compresi finalmente quanto fossi diventato legato a questa città quando l’alluvione la colpì duramente, fu come assistere inermi alla sofferenza di una persona cara e la cosa mi colpì molto.

Vennero organizzate delle squadre di volontari, mi presentai con stivali e pala per spalare fango e svuotare cantine e pure in quel contesto rimasi colpito dalla solidarietà e dall’affetto di quei bolognesi presenti, persone per la maggior parte che come me erano state adottate dalla città e che in quel contesto si sentirono in bisogno di ricambiare quanto ricevuto da quel posto del cuore.

Fu un momento indimenticabile che consolidò questo mio rapporto con la città in maniera direi definitiva.

L'alluvione a Bologna
Bologna sotto il fango

A distanza di quattro anni ormai divido la mia vita in “prima di Bologna” e “dopo di Bologna” e una cosa ho capito: o la ami o la odi.

Chi ci è cresciuto qui ne rimane spesso legato intimamente pur guardando con desiderio ad altre realtà, chi ci arriva per caso invece se ne innamora perdutamente oppure conta i giorni per andarsene, senza nulla nel mezzo.

E forse alla fine va bene così.


Di Bologna amo:

  • San Luca dall’autostrada o atterrando dall’aereo dopo un lungo viaggio
  • I portici deserti all’alba che rimbombano i passi di chi li attraversa
  • Le scritte “filosofiche” sui pilastri in Via Petroni
  • I pomeriggi di primavera e autunno ai Giardini Margherita a suonare l’ukulele e leggere
  • La vista delle torri attraverso Porta Maggiore
  • I picnic da Monte Donato ammirando la cittĂ  dall’alto
  • Le serate d’inverno al Modernissimo a guardare film semi-sconosciuti
  • Tornare a casa a piedi a tarda notte con le airpods, ascoltando musica immerso nei miei pensieri
Le torri da Porta Maggiore
Le torri da Porta Maggiore