Comprare souvenir durante i miei viaggi mi ha sempre annoiato, per questo anni fa presi una decisione, avrei unito la mia passione per il viaggio con quella per il collezionismo di vinili e iniziai a setacciare mercatini e negozi di dischi in ogni mia avventura, che fosse a Londra, Tokyo o Roma poco importava.
Feci diventare in qualche modo il vinile il mio souvenir di viaggio, un contenitore di ricordi da poter toccare con mano e riascoltare allâoccorrenza per tornare anche solo per un momento in quei luoghi.
Lâorfanotrofio dei vinili
A febbraio 2024 arrivai a Sham Shui Po, un quartiere di Hong Kong, con un solo obiettivo, visitare âVinyl Heroâ, il negozio di Paul Au che qualche mese prima avevo scoperto su internet quasi per caso.
Paul è una leggenda. Nato in Vietnam nel 1957 e fuggito clandestinamente a diciotto anni a causa della guerra, si ritrova solo a Hong Kong e per sopravvivere inizia a rivendere vinili, prima al mercato e solo verso lâinizio degli anni 2000 in un appartamento al quinto piano di Sham Shui Po, dove ancora oggi vive e lavora a 69 anni.
Trovare âVinyl Heroâ non fu semplice, nessuna segnaletica in strada, solo lâingresso di un palazzo, un ascensore e quanto letto su internet.
Non appena misi piede allâinterno di quel micro-appartamento di 30mq rimasi senza parole, scatole e scatole di vinili accatastate fino al soffitto, un labirinto claustrofobico in cui Paul nonostante tutto si muoveva agilmente, aiutando i suoi clienti nella ricerca con la sua incredibile conoscenza del mondo musicale.
Lui con un sorriso gigante mi chiese da dove venissi e quando gli risposi âItaliaâ mi indicò una scatola di vinili di artisti italiani lĂŹ poco distante.
Paul si rivelò da subito essere la figura magnetica, e forse un poâ punk, descritta in numerose interviste.
Finimmo a parlare di musica giapponese anni â80 per una buona mezzâora, ogni tanto lui spariva tra gli scatoloni e se ne usciva con un vinile raro da ascoltare insieme, tra cui mi fece scoprire questa bellissima versione in cantonese di Plastic Love:
Alla fine salutai Paul e tornai a casa con due vinili suoi in valigia e la promessa di ritornare in futuro.
Solo piĂš tardi leggendo una sua intervista compresi quanto forte fosse il legame di Paul con questi oggetti:
âQuesto è un orfanotrofio. Questi dischi non sono di mia proprietĂ , li ho solo trovati e salvati dalla discarica. Voglio solo che le persone vengano qui ad adottarli.â
Ora due di quei vinili giapponesi sono stati adottati a casa mia, i âbambiniâ di Paul hanno trovato una casa e ad ogni ascolto la mia mente torna lĂŹ, a quellâappartamento di 30mq di Sham Shui Po, piano quinto.