“All of the things I need for happiness: Low plastic stool, check. Tiny little plastic table, check. Something delicious in a bowl, check.”
Anthony Bourdain - Parts Unknown
Ad agosto 2025 arrivai in Vietnam quasi per caso, reduce da un recente trasloco e da un cambio lavoro mi trovai a ridosso delle ferie estive senza alcun piano definito.
La scelta cadde sul Vietnam per due motivi principali, coloro che l’avevano visitato erano tutti tornati lasciandovi un pezzo di cuore lì e punto secondo il cibo, avevo scoperto da qualche anno la cucina vietnamita e con essa fu subito “amore al primo Phò”.
Partii da Milano Malpensa solamente con un’idea di massima sulle tappe da fare, prenotando in anticipo gli hotel e i voli interni, that’s it. Io, i miei quasi due metri di statura (che non sarebbero passati inosservati) e zero programmi alla mano, dall’altra parte del mondo in totale solitaria.
Welcome to Hanoi
Atterrai ad Hanoi alle 5 del mattino di un venerdì 22 agosto, indossando scarpe chiuse, pantaloni lunghi e una polo, totalmente ignaro di cosa significasse sopravvivere al clima afoso vietnamita che mai avevo sperimentato in vita mia.
Al primo affannoso respiro a pieni polmoni fuori dall’aeroporto compresi ben presto l’errore commesso: fu la prima di una serie di lezioni di vita che il Vietnam volle darmi durante quel viaggio.
Hanoi si rivelò essere una sorta di formicaio, una città composta dal 70% da scooter e il 30% da sgabelli di plastica e tavolini ai lati delle strade. Una realtà che fin da subito mi stupì per la sua capacità di funzionare perfettamente nonostante l’apparente stato di caos delle cose.
In quel marasma di scooter anche attraversare la strada divenne un atto di grande coraggio, imparai ben presto le tre regole per farlo correttamente:
- Non fermarti mai: Per alcun motivo, lascia che siano gli scooter a schivarti.
- Cammina sempre dritto a passo costante: Andatura regolare, tieni d’occhio il traffico senza esitazioni.
- Trust the process: (e prega)
Se il primo impatto con la città fu visivo, non appena scesi dal taxi Grab davanti l’hotel quello che mi colpì fu sicuramente l’aspetto olfattivo. Un misto di odori e profumi che mai avevo sperimentato prima di allora e che mi accolse come un grande e caloroso abbraccio.
Sgabelli e Bún chả
Con il cibo fu una conferma di un amore giĂ consolidato, seppure con qualche iniziale sfida.
Innanzitutto, in Vietnam si mangia tipicamente lungo la strada su sgabelli alti 30cm e tavolini di 50cm, e come già accennato il sottoscritto è alto quasi 2 metri. Punto secondo, alcuni ristoranti si rivelarono a prima vista “molto creativi” negli standard igienici, perlomeno rispetto ai nostri rigidi parametrici occidentali.
Compresi però ben presto una regola generale: più un ristorante si allontanava da queste due caratteristiche, più era turistico, costoso e meno buono.
Nonostante questa impressione iniziale in Vietnam non ebbi alcun problema di stomaco, anzi, una volta tornato in Italia alla prima cena di lavoro a Milano ebbi una delle peggiori intossicazioni alimentari della mia vita.
Forse l’esempio di come spesso i nostri preconcetti siano più forti della realtà dei fatti.
Grab Bike
Il vero battesimo di fuoco ad Hanoi non fu il cibo e nemmeno l’attraversare la strada, bensì salire per la prima volta a bordo di una Grab Bike, l’equivalente nel sud-est asiatico di Uber, ma su due ruote.
Prenotai dall’app e nel giro di un minuto si presentò un ragazzino vietnamita a bordo del suo scooter, mi consegnò un casco minuscolo e partì sfrecciando nel traffico di punta di Hanoi, con me seduto dietro, letteralmente terrorizzato.
Fu un’esperienza indimenticabile, più di qualche volta le mie ginocchia sfiorarono gli altri motorino e le auto che il mio driver cercò disperatamente di superare a colpi di clacson e imprecazioni, evitando più di qualche volta per poco che morissimo entrambi.
Notai fin da subito come per i vietnamiti lo scooter non fosse un semplice mezzo di trasporto, bensì un simbolo e la soluzione a tutto. Mezzo di trasporto per oggetti ingombranti, intere famiglie, letto provvisorio per dormire e pure cucina ambulante di cibo di strada (“Bánh bao!”).
Fu uno dei tanti chiari esempi dello spirito di adattamento e della resilienza di questo popolo incredibile.
Il battesimo dell’acqua
Il pomeriggio del secondo giorno il meteo decise di mettermi nuovamente alla prova.
All’improvviso iniziò a piovere, ma non una pioggia normale a cui siamo abituati, bensì l’equivalente di una cascata dal cielo che durò mezz’ora e mi fece tornare in hotel bagnato fradicio dalla testa ai piedi.
Non avevo tenuto conto della stagione delle piogge e del rischio tifoni, elementi che avrebbero poi influenzato buona parte del mio programma di viaggio.
Ma fortunatamente, forse prendendo ispirazione proprio dallo spirito di adattamento vietnamita, sfruttai l’occasione per spingermi a conoscere e fare amicizia con le persone del posto.
Fu la vera svolta per il mio viaggio che da lì a breve sarebbe cambiato per sempre, diventando memorabile e portando anche me a lasciare per sempre un pezzo di cuore in questo incredibile paese.
Continua…