In una sera di Aprile 2018 per la prima volta in vita mia mi distesi a letto, chiusi gli occhi e tra me e me pensai “quindi questa è la mia nuova vita, per la prima volta lontano da tutto e tutti”, provando un senso di euforia per la nuova avventura appena iniziata ma anche timore nel non sapere dove stessi cadendo.
Quel genere di vuoto che ti porta a fissare il soffitto fino all’alba.
Quella sera avevo appena finito un trasloco durato giorni, il secondo della mia vita, 50km di distanza in una cittĂ in cui arrivai quasi per caso: Vicenza.
Fu una decisione istintiva, totalizzante. Un taglio netto fatto con un’urgenza tale da consumarmi.
Decisi di abbandonare la provincia che mi aveva visto crescere con la convinzione di ritrovare me stesso altrove, di comprendere cosa fare della mia vita e di lasciare ogni mio problema alle spalle.
Tra una scatola e l’altra avevo sì traslocato casa ma senza accorgermene con essa avevo portato anche i miei problemi.
Si spengono le luci
Come un gruppo teatrale in tour con lo stesso spettacolo mi ritrovai ben presto a performare la stessa storia in una nuova cittĂ per un pubblico diverso.
In un teatro gremito nelle prime settimane e poi, non appena il periodo di luna di miele a Vicenza si esaurì mi ritrovai a performare in un teatro vuoto
All’improvviso le luci sul palco si spensero, lasciandomi solo con l’eco dei miei pensieri in una città che riuscì ad accogliermi con un tiepido abbraccio di cortesia e che non percepì mai come mia. Fu in quel momento che mi trovai a fare i conti non solo con i problemi che credevo aver lasciato dietro di me, ma pure con i nuovi che quella mia decisione aveva portato.
Decisi per la prima volta in vita mia di fermare lo spettacolo, scendere dal palco e sedermi in platea, alla ricerca di una soluzione che risolvesse ogni cosa in un colpo solo, che però non arrivò mai.
La platea
Da quelle poltrone vuote mi resi conto per la prima volta quanto il palco fosse piccolo, in un cambio di prospettiva netto verso una vita che fino ad allora avevo vissuto solo in prima persona e quasi sempre per inerzia, accumulando solo domande senza risposta e arrivando a fuggire pur di non dare loro risposta.
Quella sera non trovai una risposta, nè la trovai nei mesi successivi, imparai invece a starci seduto nel vuoto di quella platea, senza scappare più.