Nel 2018 comprai la mia prima Moleskine nera. Volevo la versione con le pagine a righe, mi ritrovai in mano 192 pagine di diario completamente bianche che alla fine decisi di tenere, forse più per pigrizia nel fare il reso che altro.

Quel diario finì per accompagnarmi per ben 8 anni, sopravvivendo non solo a tre traslochi e decine di viaggi ma pure alla mia calligrafia e ai miei disegni orrendi che da subito lo caratterizzarono.

8 anni di vita su carta
8 anni di vita su carta

Un pronto soccorso emotivo

Fin dall’inizio presi una decisione netta, non avrei trasformato quella Moleskine in un semplice diario con il racconto delle mie attività quotidiane, bensì l’avrei fatto diventare un pronto soccorso emotivo per i miei momenti di crisi. Un’arma per rallentare e affrontare me stesso su carta, quasi a volermi analizzare dall’esterno.

E funzionò da subito molto bene. Rileggerlo oggi significa assistere a un percorso di crescita senza filtri, in tutte le mie umane contraddizioni e fragilità che pagina dopo pagina affiorano inesorabili.

Decisi ben presto di intestare ogni capitolo con la stessa formula: data, ora e luogo di scrittura, titolo e un dettaglio particolare, il numero di giorni passati dalla mia nascita.

Quest’ultimo un promemoria continuo a me stesso del tempo che scorre.

Fotogrammi di vita

Nello scorrere quelle pagine si può comprendere il mio stato d’animo nel momento in cui le ho scritte:

  • Nei giorni tesi e difficili l’inchiostro solca la carta pesantemente
  • Nei giorni sereni il tratto è leggero ed elegante
  • Nei giorni più intensi la grafia si confonde e il racconto prende quasi la forma di un flusso di pensiero

E poi ci sono i disegni: le planimetrie degli appartamenti in cui ho vissuto e dei quartieri che ho frequentato nei vari momenti della mia vita, oppure gli sketch dell’ambiente che mi circondava nel momento in cui ho scritto quella precisa pagina.

Un modo inconscio per creare una sorta di fotografia di quel preciso momento storico, dove potersi teletrasportare all’occorrenza.

Quando arrivai all’inizio del 2026 all’ultima pagina della mia Moleskine decisi di scannerizzarla tutta, la caricai sul mio Google Drive e due secondi dopo un pop-up di Gemini AI si aprì analizzandone il contenuto in un report asettico e non richiesto.

Una parte di me si sentì violata da quell’azione, l’altra ebbe la conferma definitiva del valore di quelle parole su carta.

Rimossi quel file dal Drive e riposi per sempre la mia Moleskine nella scatola dei ricordi.

L’ultima pagina
L’ultima pagina